Posted by on 22 Set 2016 in News

Un fiore è una cosa semplice, naturale, spontanea e innocente come il sentimento d’amore che si prova quando si è adolescenti. Da qui, l’idea del titolo, spiega Claudio Giovannesi regista del film.

Carcere minorile. Daphne, detenuta per rapina, si innamora di Josh, anche lui giovane rapinatore. In carcere i maschi e le femmine non si possono incontrare e l’amore è vietato: la relazione di Daphne e Josh vive solo di sguardi da una cella all’altra, brevi conversazioni attraverso le sbarre e lettere clandestine. Il carcere non è più solo privazione della libertà ma diventa anche mancanza d’amore. Fiore è il racconto del desiderio d’amore di una ragazza adolescente e della forza di un sentimento che infrange ogni legge; fin dalle prime scene si avverte una tensione che è narrativa ed al tempo stesso psicologica ed emotiva. Dafne lotta con la propria insopprimibile voglia di ribellione, coi suoi sentimenti, con le compagne di galera e con le assistenti carcerarie; non si addolcisce nemmeno troppo quando si trova di fronte a un padre un po’ così, che ha finito di scontare una pena anche lui, che le vuole bene e che ci prova a fare il suo dovere anche se non sa bene da che parte si cominci: un padre commovente che ha lo sguardo malinconico e la calma dolente e sorniona di Valerio Mastrandrea, col quale Dafne è protagonista di scambi ora affettuosi, ora ruvidi, ma senza mai esagerare. Sullo sfondo i carcere, “luogo-non luogo”, il posto in cui uomini e donne non possono nemmeno parlarsi perché rigorosamente separati e che tuttavia ha una incredibile serie di punti in cui il contatto può avvenire lo stesso, anche solo attraverso un incrociarsi di sguardi. Lo spettatore imparerà pian piano a riconoscere i corridoi, gli angoli e gli snodi più importanti.

Un film bellissimo, difficile e molto intenso, superba la protagonista femminile così come Valerio Mastrandrea che i conferma tra gli attori più bravi della sua generazione.