La rassegna di cinema e cultura sui diritti umani

 
Con una selezione di film e documentari internazionali dedicati alle tematiche sui diritti umani, le Arene di Roma nel 2014 hanno portato per la prima volta nella Città eterna un format già sperimentato con successo in città come Parigi, New York e Barcellona.

Da allora la rassegna intitolata “Human Rights Rome Film Festival” viene ospitata ogni anno nelle sale en plain air capitoline, arricchita da incontri che, prima e dopo ogni proiezione, si svolgono alla presenza di registi, attori, autori, rappresentanti di associazioni, giornalisti ed accademici italiani e stranieri danno vita al dibattito sulle tematiche stimolate dai film e dai documentari proiettati.

Lungo la rassegna, con intellettuali e artisti e in stretta e diretta collaborazione con altre prestigiose associazioni e organizzazioni non governative impegnate sulle tematiche dei diritti umani, vengono promossi una serie di eventi paralleli, esposizioni di arte e fotografia, tavole rotonde, laboratoti didattici reading e presentazione di libri.

Eventi che ruotano e si dipanano intorno alla proiezione di selezionate pellicole. La manifestazione è partita nell’ambito dell’Estate Romana 2014, con la proiezione nell’Arena del Chiostro di San Pietro in Vincoli di “North Sea Texas” il film di Bavo Defurne oggetto dell’incontro del 31 luglio con Angelo Caltagirone presidente di EDGE, l’associazione internazionale di professionisti, imprenditori e manager GLBT che lotta per il riconoscimento della ricchezza nella diversità.

 

North Sea Texas di Bavo Defurne

Pim vive insieme alla madre, ex reginetta di bellezza, in un piccolo paese della costa belga. Ragazzino introverso, passa il suo tempo a disegnare e sognare vite fantastiche, collezionando oggetti “presi in prestito” che conserva gelosamente in una scatola da scarpe e che rappresentano i suoi desideri nascosti. Gli anni dell’adolescenza portano a Pim una nuova consapevolezza sessuale e Gino, il vicino di casa più grande di lui, il suo eroe motociclista, diviene il soggetto dei suoi disegni e delle sue fantasie, ma questa sua prima cotta sembra destinata a finire in una cocente delusione. Anche la madre di Pim, Yvette, ha un sogno nel cassetto. Stanca di spasimanti che non le interessano e annoiata dalla monotona vita di paese, vorrebbe mollare tutto e conoscere il mondo. I sogni di Pim e Yvette vengono in qualche modo a coincidere quando il bel Zoltan arriva in città a seguito del luna-park e diventa il loro nuovo inquilino.

 

12 anni schiavo di Steve Mc Queen

Tra le pellicole che hanno caratterizzato la prima edizione del 2014 “12 anni schiavo” il film di Steve Mc Queen tratto dall’incredibile storia vera di un uomo e della sua battaglia per la sopravvivenza e la libertà. Negli anni che hanno preceduto la guerra civile americana, Solomon Northup, un nero nato libero nel nord dello stato di New York, viene rapito e venduto come schiavo. Misurandosi tutti i giorni con la più feroce crudeltà, impersonificata da un perfido mercante di schiavi, ma anche con gesti di inaspettata gentilezza, Solomon si sforza di sopravvivere senza perdere la sua dignità. Nel dodicesimo anno della sua odissea, l’incontro con un abolizionista canadese che cambierà per sempre la sua vita.

 

Violeta Parra Went to Heaven di Andrés Wood

In onore e memoria della straordinaria figura della prima artista moderna latinoamericana ad essere esposta al Museo del Louvre di Parigi, lo Human Rights Film Festival 2014 ha proposto la proiezione di “Violeta Parra Went to Heaven” il film scritto dal figlio Ángel Parra e diretto dal regista Andrés WoodCantante, autrice, collezionista, poetessa, pittrice, scultrice. Artista poliedrica, icona della cultura popolare cilena, tesoriere e custode delle tradizioni più profonde, donna di contraddizioni intense, ma genio unico, Violeta Parra con più di 3.000 canzoni e altre opere, ha guadagnato l’apprezzamento nazionale aprendo le porte alla “nuova canzone” cilena. Ha salvato la cultura tradizionale dimenticata, viaggiando attraverso il Cile per elevarla e salvarla dagli stereotipi. Poi si reinventa, creando capolavori musicali, e li regala al paese e al mondo. “Crea da quello che c’è” era il suo slogan. Le sue composizioni sono state elogiate dalla critica di tutto il mondo, per i loro testi poetici e socialmente impegnati e per il loro complesso sviluppo musicale. Violeta, una donna d’avanguardia, attraverso la sua chitarra ha protestato, denunciato e condannato l’ingiustizia sociale e le proprie esperienze personali. Le sue opere e le sue canzoni a contenuto sociale e politico hanno conquistato il cuore dei giovani.

 

The Parade di Srdjan Dragojevi

Molto apprezzata dal pubblico capitolino anche la pluripremiata pellicola del regista Srdjan Dragojevi che narra con grande ironia le vicende di un “macho” e omofobo eroe di guerra, divenuto un potente delinquente di strada. Per una rocambolesca serie di coincidenze dovrà accettare di scortare il Gay Pride di Belgrado. Temendo di essere associati all’universo omosessuale, nessuno dei suoi tanti amici serbi lo aiuta ed è quindi costretto a ricorrere ai suoi vecchi nemici nella Guerra dei Balcani. Ecco che insieme ad un bosniaco, un croato e un kosovaro albanese affronterà una serie di avventure tragicomiche fino al giorno della sfilata del Gay Pride nelle strade di Belgrado.

 

Nell’edizione 2015 la proiezione dei docu-film “L’altra metà del cielo” e “Il ritorno di Laura” è stata l’occasione per un altro emozionante incontro, quello che ha visto protagonista Maria Laura Annibali, la presidente dell’associazione Di’ Gay Project, da sempre in prima linea a manifestare e sensibilizzare l’opinione pubblica in vista dell’approvazione della normativa sulle unioni civili e convivenze, tanto da conquistare l’appellativo di “senatrice”L del movimento. Un anno dopo quella straordinaria serata, una vera e propria senatrice della Repubblica, Monica Cirinnà ha celebrato l’unione civile tra la 72enne Annibali con la 69enne Lidia Merlo, entrambe in smoking bianco si sono dette “Sì” nell’ex complesso benedettino di Santa Maria in Tempulo alle Terme di Caracalla il 23 novembre del 2016, un giorno che segna una importante conquista per i diritti umani nel nostro Paese.

 

Come il vento di Marco Simon Puccioni

Doppia proiezione in occasione dell’incontro con il regista Marco Simon Puccioni. Sugli schermi dello Human Rights Rome Film Festival “Come il Vento“, il suo lungometraggio ispirato alla vita di una delle prime donne a dirigere un carcere in Italia, Armida Miserere magistralmente interpretata da Valeria Golino. Ma il dibattito, a cui ha partecipato anche l’allora presidente della regione Puglia Niki Vendola, si è incentrato sul tema stimolato dal documentario  “Prima di Tutto”,  un lungo, difficile ed emozionante viaggio vissuto in prima persona, che ha portato Marco e il suo compagno Giampietro Preziosa a diventare padri in California per poi vivere in Italia come famiglia omogenitoriale.

 

La colpa di mio padre di Chloé Barreau

Al centro dell’incontro con la cineasta Chloé Barreau la sua amorevole e coraggiosa testimonianza su una vicenda che negli anni Settanta in Francia ha fatto storia. “La colpa di mio padre” è un film su una donna e un uomo che decidono di condividere i loro giorni. Una passione proibita, quella tra un prete famoso e impegnato, che abbandonò immediatamente la Chiesa, ed una giovane infermiera… ovvero i genitori della regista. Una storia d’amore, una storia di fede. Una storia di scelte difficili, di atti di coraggio, di onestà nei confronti di se stessi e dei propri sentimenti. Il celibato dei preti è ancora un argomento che fa discutere, ma riguarda uno dei sentimenti più forti che l’essere umano possa provare: l’amore.

 

Non so perché ti odio di Filippo Soldi

Da ricordare anche il dibattito sull’omofobia, in occasione dell’incontro con Filippo Soldi che nel suo film “Non so perché ti odio” indaga la paura irrazionale, l’intolleranza e l’odio nei confronti delle persone omosessuali da parte della società eterosessista.

 

Carta bianca di Andrés Arce Maldonado

Negli anni lo Human Rights Film Festival non ha certo trascurato le pellicole che affrontano il tema dell’immigrazione. Da “Almanya – La mia famiglia va in Germania” scritto e diretto dalla attrice, sceneggiatrice e regista di origini turche Yasemin Samdereli, al film “La prima neve” di Andrea Segre sulla storia di Dani, che nato in Togo e arrivato in Italia in fuga dalla guerra in Libia la neve non l’ha davvero mai vista, fino a “Alì ha gli occhi azzurri” di Claudio Giovannesi, la storia di un sedicenne italiano nato in una famiglia di origine egiziana conformata ai principi dell’Islam, precetti e valori tradizionali che non condivide e ai quali si ribella, dando vita ad uno scontro generazionale. Una serata particolare quella che ha visto protagonista il regista colombiano Andrés Arce Maldonado che si è anche esibito al Sax in un concerto che è andato avanti fino a notte fonda, dopo la proiezione del suo film “Carta Bianca” alla cui proiezione hanno partecipato anche due degli attori protagonisti, Mohamed ZouaouiPatrizia Bernardini. Ispirato alla vera storia del giovane immigrato Sahid Belamel, morto a Ferrara nel 2010 per ipotermia, sul ciglio di una strada nell’indifferenza, il regista ambienta la storia in una Roma alla vigilia di San Valentino, dove tre personaggi, due stranieri e un’italiana, si incontrano e si scontrano. Ancora non lo sanno, ma ognuno di loro sta per cambiare la vita dell’altro.. Kamal è un giovane e atipico pusher marocchino, amante dei libri e nemico di ogni fondamentalismo. Sogna di diventare italiano, europeo, occidentale, e intanto spaccia droga nella biblioteca di quartiere. Vania, bella badante moldava, gentile e religiosa, è perseguitata dalle allucinazioni del suo mostruoso passato. E poi c’è Lucrezia, grintosa imprenditrice italiana innamorata del suo cane e della propria azienda. Come tanti altri, è finita quasi senza rendersene conto tra le grinfie di un usuraio.

 

La Nave Dolce di Daniele Vicari

A riportarci agli albori del fenomeno migratorio verso il nostro Paese, l’incontro con il regista Daniele Vicari autore di un capolavoro assoluto del film documentario, “La Nave Dolce“. L’8 agosto 1991 una nave albanese, carica di ventimila persone, giunge nel porto di Bari. Si chiama Vlora. A chi la guarda avvicinarsi appare come un formicaio brulicante, un groviglio indistinto di corpi aggrappati gli uni agli altri. Le operazioni di attracco sono difficili, qualcuno si butta in mare per raggiungere la terraferma a nuoto, molti urlano in coro “Italia, Italia” facendo il segno di vittoria con le dita.

 

Marina di Stijn Coninx

A ricordarci invece di quando ad emigrare erano gli italiani, la straordinaria pellicola di Stijn Coninx sulla vita di Rocco Granata. La spettacolare storia di un bambino che negli anni Cinquanta scappa dalla miseria del Meridione per vivere insieme ai minatori italiani immigrati in Belgio alla ricerca di un futuro migliore. Rocco finirà per realizzare il suo sogno, planando a New York nella mitica Carnegie Hall proprio grazie a “Marina” la sua spensierata canzone, una hit dal clamoroso successo mondiale.

 

Melbourne di Nima Javidi

Lo Human Rights Film Festival propone ovviamente anche selezionate pellicole internazionali, come “Melbourne”, il film d’esordio della regista iraniana Nima Javidi che a grande richiesta è stato poi proiettato anche nelle altre arene lungo l’intera estate. La pellicola narra la vicenda di una giovane coppia iraniana che sta per trasferirsi in Australia per continuare gli studi. Nelle poche ore che li separano dal volo, i due stanno sistemando le ultime cose nel loro appartamento. Con loro, in casa c’è la figlia neonata dei vicini: la tata è dovuta uscire e l’ha affidata alla coppia. Mentre i preparativi per la partenza continuano, e dopo aver chiamato il padre della piccola perché venga a prenderla, dovranno fare i conti con un evento tragico che rischia di sconvolgere la loro vita.​​

 

Suffragette di Sarah Gavron

La bellissima pellicola con Meryl Streep, Carey Mulligan e Helena Bonham Carter, ripercorre la storia delle militanti del primissimo movimento femminista, donne costrette ad agire clandestinamente per difendersi da uno Stato sempre più brutale. In lotta per il riconoscimento del diritto di voto, e facendo ricorso alla violenza come unica via verso il cambiamento, queste donne erano disposte a perdere tutto nella loro battaglia per l’eguaglianza: il lavoro, la famiglia, i figli e la vita. Maud è stata una di queste militanti. La storia della sua lotta per la dignità è al tempo stesso struggente e di grande e ancora attuale ispirazione.

 

Lincoln di Steven Spielberg

Una rassegna sui diritti umani non poteva certo tralasciare il capolavoro di Steven Spielberg dedicato ad uno dei più importanti presidenti degli Stati Uniti,  Abramo Lincoln. La bellissima e intensa pellicola racconta gli ultimi mesi di vita del sedicesimo presidente americano, il primo repubblicano a conquistare tale carica, un uomo straordinario che sarà eternamente ricordato per aver abolito la schiavitù. Il film ci immerge con passione nella sua difficile battaglia per inserire nella Costituzione un importante emendamento, il tredicesimo. Con sapiente maestria, senza mai annoiare Spielberg ci addentra nei dettagli di quella fondamentale battaglia per i diritti umani, descrive personalità e correnti, trame e strategie, ostacoli e tranelli che hanno portato a questa importante vittoria.”Così come non vorrei essere uno schiavo, così non vorrei essere un padrone. Questo esprime la mia idea di democrazia“.  Grazie al Proclama di Emancipazione verranno liberate dalla schiavitù circa quattro milioni di persone. Nel 1864 dopo esser stato riconfermato Presidente, per evitare che il Proclama sia considerato come una misura temporanea dovuta alla guerra riesce a far ratificare il XIII emendamento della Costituzione Americana: il 18 dicembre del 1865 la schiavitù verrà abolita definitivamente. La battaglia contro la segregazione razziale durerà per un altro lungo secolo e si dovrà attendere fino al 2009 per vedere eletto alla presidenza il primo afroamericano, Barack  Hussein Obama il 44° presidente degli Stati Uniti d’America.

 

Walesa – L’uomo della provvidenza di Andrzej Wajda

In quello che sarà il suo penultimo film, “Walesa – L’uomo della speranza” il regista Andrzej Wajda scomparso nell’ottobre del 2016, penetra nel privato e persino nella sfera intima del leader sindacale per cercare di cogliere il fenomeno della sua incredibile metamorfosi: da semplice operaio, concentrato sui propri doveri quotidiani, a leader carismatico. Questo controverso personaggio, non esente in sé da difetti, ha aiutato milioni di persone a dare sfogo ai sogni di libertà che tenevano nascosti in fondo al cuore, gettando così le basi per l’avvento di trasformazioni inimmaginabili in quel momento. Eppure la storia di Lech Walesa non ha soltanto quest’unica dimensione psicologica o locale. Di fatto è inserita nel contesto della politica internazionale. La vita di un semplice elettricista, inizialmente impegnato a lottare per i diritti degli altri lavoratori, non è che un’eco di alcuni eventi lontani, fino al momento in cui Walesa e milioni di suoi concittadini fanno loro stessi notizia nel mondo intero per molti anni a venire. Talvolta si deve combattere per la libertà, talvolta si deve difenderla. L’uomo della speranza vinse il Premio Nobel per la pace nel 1983, prima di diventare presidente della Polonia dal 1990 al 1995.

 

Malala di Davis Guggenheim

Un ritratto intimo e personale di un altro Premio Nobel per la Pace, il più giovane di sempre, Malala Yousafzai, divenuta un obiettivo dei Talebani e rimasta gravemente ferita da una raffica di proiettili durante un ritorno a casa sul bus scolastico, nella valle dello Swat in Pakistan. Allora quindicenne, era stata presa di mira, insieme a suo padre, per la sua battaglia a favore dell’istruzione femminile. L’attentato di cui rimase vittima suscitò indignazione e proteste in tutto il mondo. Miracolosamente sopravvissuta, ora conduce una campagna globale per il diritto all’istruzione delle bambine e dei bambini nel mondo, come co-fondatrice del Fondo Malala.

 

Maternity Blues di  Fabrizio Cattani

Ha il nome dolce di una musica lontana invece è una sindrome assassina, una depressione post partum che porta una madre ad uccidere il proprio figlio. Un tema decisamente duro e oscuro che si tende a rimuovere quello affrontato nell’incontro con Fabrizio Cattani regista di “Maternity Blues” interpretato da Andrea Osvart, Monica Birladeanu, Chiara Martegiani e Marina Pennafina. Una serata proseguita fino a notte fonda con la proiezione di un secondo film diretto da Cattani, “Il Rabdomante” che narra le vicende di una giovane donna dell’est che sfuggendo da un malavitoso boss della mafia pugliese che l’ha comprata si ritrova a nascondersi nella masseria di uno schizofrenico che aiuta i contadini a scovare l’acqua nei campi grazie al dono della rabdomanzia.

Abbiamo citato solo alcuni dei film proiettati negli ultimi quattro anni nell’ambito della rassegna Human Rights Rome Film Festival che nella prossima stagione giungerà alla sua quinta edizione. Le novità e i dettagli della edizione 2018 saranno annunciati nella ormai tradizionale conferenza stampa del 21 giugno, il primo giorno della prossima lunga prossima estate capitolina.