Posted by on J Lug 2016 in News | 0 comments

La maggior parte dei film di Alfred Hitchcock contiene dei camei, brevi apparizioni “straordinarie”, quindi al di fuori del contesto del film, che il regista amava fare. Quello di apparire nei suoi film era un vero e proprio vezzo che lui stesso spiega così nel celebre libro-intervista del 1967 con Francois Truffaut “Era strettamente funzionale, perché bisognava riempire lo schermo. Più tardi è diventata una superstizione e infine una gag. Comunque oggi è una gag abbastanza ingombrante, e per permettere alla gente di vedere il film con tranquillità, mi preoccupo di farmi notare nei primi cinque minuti”.

E’ stato detto che Sir Alfred nei suoi e attraverso i suoi film rappresenta se stesso ed i suoi molti se stesso.Egli è il fabula narrator. Secondo Bellour ” la motivazione che lo spinge è quello di mettersi al posto dello spettatore e coinvolgerlo nel plot”; egli compare “in effige”, come scritto da Duchet, “compare per scomparire” e lasciare il suo posto allo spettatore che diventa anch’egli protagonista.

Eccolo allora in “Ricatto”  intento a leggere un giornale nella metropolitana, mentre un bambino lo infastidisce giocando con il suo cappello; in “Nodo alla gola” attraversare la strada nella prima inquadratura, in “Delitto perfetto” è immortalato in una fotografia ed in “Caccia al ladro” è seduto in fondo all’autobus a fianco di Cary Grant . I camei nella storia del cinema sono stati moltissimi,  da Steven Spielberg ripreso mentre abbraccia Tom Cruise in Vanilla sky a Bryan Singer ripreso in una delle scene di Star Trek a Martin Scorsese che veste i panni di un pistolero i Mean  Streets.  Insomma i cameo da semplici gag sono diventati dei veri e propri cult.