Posted by on 10 Ago 2016 in News

T.S. Spivet è un bambino prodigio di 10 anni, appassionato di scienza e inventore in erba, che vive nel Montana con la sua famiglia, composta dal padre cowboy, la madre oftalmologa, la sorella quattordicenne che sogna di diventare Miss America e il gemello eterozigote Layton. Un giorno T.S. riceve una telefonata inaspettata dallo Smithsonian Institution , che gli annuncia la vittoria di un premio per la sua invenzione di un dispositivo del moto perpetuo, e decide di andare a ritirare il premio a Washington, mettendosi in viaggio all’insaputa di tutti. Jean Pierre Jeunet, lo stesso regista de “Il Favoloso Mondo di Amelie” dirige un film magistrale; non c’è un narratore esterno che racconta la storia, ma una voce narrante interna, è lo stesso piccolo protagonista a raccontare se stesso e la sua famiglia , saltando avanti ed indietro nel tempo, come se attraversasse fisicamente i ricordi o sfogliasse le pagine di un diario personale. Ennio Flaiano diceva che il cinema è l unica forma d’arte nella quale le opere si muovono, mentre lo spettatore rimane fermo. Non è arte dello spazio e nemmeno del tempo, nel senso che è un’arte che appartiene ad entrambe le dimensioni: le mette in contatto e le fa dialogare. Ed è esattamento quello che succede in questo piccolo capolavoro: “Lo straordinario viaggio di T.S.Spivet” mostra da subito l’inequivocabile tratto del suo regista; con quel suo modo di narrare in bilico tra fantastico e reale, mostrando un mondo simile a quello che abbiamo davanti ai nostri occhi e che a tratti si trasforma in quello che vorremmo, come una fotografia dai toni caldi e brillanti in cui la realtà appare sospesa ed in attesa di definizione.