Posted by on 10 Lug 2017 in

Torino, anni ’60: Massimo, 9 anni, è uno studente delle elementari ed accanito tifoso del Torino (che segue con il padre al Comunale, vicino al loro condominio). Ha l’abitudine di invocare l’aiuto di Belfagor (che segue in televisione) quando qualcosa va male. Una notte sua madre, dopo essersi congedata da lui dicendogli «fai bei sogni», muore in circostanze misteriose. L’arrivo della polizia allerta il bambino, che non riceve spiegazioni dal padre. Massimo non crede che la madre sia defunta, arrivando a contraddire il sacerdote ed urlando il suo nome nel corso della cerimonia funebre.

La trama si snoda quindi attraverso dei flashback: Massimo, ora divenuto adulto, è un affermato giornalista de La Stampa. Oltre che di calcio, si occupa anche di cronaca: viene infatti inviato a Sarajevo nel 1993, nel pieno della guerra. Egli è tuttavia oberato di debiti, oltre a soffrire di tachicardia parossistica e intrattenere rapporti pericolosi: invitato a casa di un ricco amico per giocare a poker, viene bloccato dalla polizia dopo il suicidio di quest’ultimo. Finisce, inoltre, per litigare con l’amica Agnese: riallacciata l’amicizia, partecipa però ad una festa a casa sua in piena notte. Gli impegni di lavoro lo portano invece a rispondere ad una lettera al giornale, il cui scrivente (Simone) dichiara di odiare la propria madre: la commozione per la risposta fa sorgere in lui il dubbio sulla reale causa di morte della madre (che il padre gli aveva detto essere stata un infarto). Tramite un articolo di giornale dell’epoca, viene a sapere che sua madre (Giuseppina Pastore) si suicidò a 38 anni buttandosi dal balcone del quinto piano: la donna, che soffriva di depressione, morì sul colpo ma nessuno ebbe il coraggio di rivelarlo al bambino.