Posted by on J Feb 2015 in | 0 comments

In un futuro ipotetico le trasmissioni radiofoniche sono bloccate da un’emittente misteriosa, che occupa tutte le frequenze in nome delle radio libere e di un’epoca cancellata da una legge spietata. La polizia segreta della Censura Futuribile invia l’agente Barbara in cerca della fonte della rivolta, nel profondo della Calabria.
Tra storia e mito, al cinema l’epopea delle radio libere è stata periodicamente rievocata (Radiofreccia, Lavorare con lentezza): una stagione irripetibile, tra la fine dei Settanta e i primi Ottanta, in cui un territorio vergine, libero, democratico e inesplorato come l’etere veniva inondato da emittenti che esprimevano la loro spontaneità. Un’epoca in cui di musica sulle emittenti nazionali ne transitava poca, in cui non c’era internet e in cui personaggi come Awanagana o l’Olandese Volante potevano introdurre le masse ignare a mondi sconosciuti.

Onde Road celebra quell’era di naiveté, mascherando un documentario fatto di interviste ai protagonisti sotto i panni della fiction pseudo-fantascientifica. Ma l’anima dell’operazione di Falsetta (con il sostegno musicale dei Rockets, precursori dell’electro-rock sci-fi pitturati di argento) è scissa tra la voglia di prendersi (un po’) sul serio e l’incapacità di farlo, tra le velleità attoriali di una Barbara Cambrea – la cui interpretazione potrebbe aver senso solo in un contesto dichiaratamente trash – e un intento didattico-informativo meritorio ma confuso. L’effetto da Cinico Tv (sine Maresco) o da Stracult si smarrisce in una docu-fiction da produzione televisiva usa e getta, che accatasta nozioni senza riuscire a costruire un percorso che le contestualizzi o storicizzi. Il materiale di repertorio scarseggia e l’impianto cinematografico dell’opera risulta troppo debole (montaggio raffazzonato, personaggi presumibilmente centrali per lo svolgimento che scompaiono senza spiegazioni, messa in scena amatoriale) per mantenere vivo l’interesse dello spettatore.
L’intento del regista, presumibilmente, era quello di raccontare sensazioni e avvenimenti (stra)ordinari a chi non ha potuto vivere quell’era felice, ma troppe sono le decisioni arbitrarie e ancor più i quesiti insoluti (perché concentrarsi, o meglio limitarsi, al caso della Calabria, ricca sì di radio libere, ma non unica depositaria delle stesse?). Intermezzi come quello in cui il regista si sofferma su una delle città albanesi della penisola calabrese, dove si parla albanese senza saperlo leggere, non ricoprono un ruolo nel film né sono riconducibili a una ragione apparente: semplicemente avvengono, accidentalmente. Cucire un racconto surreale e inseguire il free-form proprio della Hollywood più off richiede una perizia impossibile da riscontrare in Onde Road, che preferisce servirsi del pretesto dello stile “libero” per trascurare la tecnica basilare per costruire un linguaggio cinematografico. Giungere faticosamente alla conclusione significa sentir pronunciare un milione di volte le parole “radio libere” ma aver compreso assai poco di cosa fossero realmente e di cosa abbiano comportato per gli anni a venire.

ONDE ROAD MOD

ONDE ROAD
Un film di Massimo Ivan Falsetta
Con Barbara Cambrea, Francesca Zavettieri, Friedrick Van Stegeren, Awana Gana, Fabrice Quagliotti
(ITALIA 2014 – Docu-fiction 100′)