Posted by on 29 Lug 2016 in News

k2Una strada curva a forma di S ; è quella che unisce la residenza di Stanley Kubrick nell’Hertfordshire in Gran Bretagna ad una villetta di Cassino, Comune di 36.000 abitanti in provincia di Frosinone dove è vissuto Emilio D’Alessandro,suo factotum ed amico. Questa strada Alex Infascelli, regista del lungometraggio S come Stanley l’ha percorsa per tre anni, alla ricerca di foto e documenti che testimoniassero questo sodalizio; aprendo i bauli con il materiale di scena: il lungo cappotto che Tom Cruise si era fatto accorciare in “Eyes Wide Shut” perchè troppo lungo di maniche; la giacca rossa di Jack Nichlson in “Shining”; i cappelli vietnamiti di “Full Metal Jacket” e poi i bigliettini con le istruzioni domestiche, sugli attori da prendere o riaccompagnare; ad ogni cimelio affiora un ricordo ed il Kubrick privato man mano inizia a prendere forma. Ripercorriamo questa strada a ritroso, tornando al 2008, quando Infascelli incontra Christiane Kubrick, moglie del celeberrimo regista, per un’intervista legata ad uno special televisivo. In quell’occasione apprende che per oltre trent’anni il factotum del marito è stato Emilio D’Alessandro, un italiano emigrato a Londra negli anni ’60 e tornato definitivamente nella natia Cassino solo nel 1999 dopo la morte di Kubrick. k3

Prendendo spunto dal libro scritto dallo stess o D’Alessandro con Filippo Ulivieri, fiero conservatore dell’opera Kubrickiana, Infascelli costruisce un ritratto privato del grande regista assolutamente sorprendente: Emilio passa dal ruolo di collaboratore a quello di uomo di fiducia, confidente ed amico; rinuncia ad una carriera da pilota di circuito proprio perché Kubrick terrorizzato dal pericolo di incidenti, ne apprezza l’affidabilità al volante, è presente quando è necessario, e si ritira nell’ombra quando deve. Vincitore del David di Donatello 2016 come migliore documentario di lungometraggio, S come Stanley è la storia di una collaborazione tra due persone apparentemente molto diverse tra loro ma che finiscono per diventare indispensabili l’uno all’altro. Il Kubrick privato è ricostruito attraverso una quantità innumerevole di foto, lettere, bigliettini che i due si scambiano nel corso degli anni. Ha dichiarato Alex Infascelli: <<Emilio D’Alessandro è il perfetto “esecutore non pensante”,usando questo termine nella migliore delle accezioni possibili; ovvero un esecutore che non mette in discussione gli ordini, ma anzi li esalta, li esegue alla perfezione e quindi in qualche modo rende omaggio al genio maniacale che era Stanley. Dobbiamo tenere presente che Kubrick era fondamentalmente convinto che la sua vita dovesse essere un’opera d’arte; non ha girato in definitiva moltissimi film , ma tra un ciak e l’altro, in mezzo c’era quest’altra grande opera d’arte da dirigere che era la sua vita. La necessità di avere accanto una figura di riferimento e di sostegno è un bisogno molto comune nel mondo dello spettacolo. Ogni artista, secondo me, ha bisogno di un Emilio che sta da qualche parte. Le persone che hanno avuto la fortuna di trovarlo hanno fatto grandi cose. Non è detto che nella vita si trovi un’anima gemella ed allo stesso modo non è detto che si riesca a trovare un personaggio simbiotico come Emilio. Ci vuole molta fortuna e poi ci vuole la grandezza da parte di entrambi di sapere tirare fuori da se stessi e dall’altro il meglio; quando questo succede accadono miracoli>>