Posted by on 14 Lug 2016 in News

 

Dichiara Aldo Fabrizi in una intervista rilasciata al “Corriere della Sera nell’aprile del 1977: “Lavorare con Totò era un piacere, una gioia, un godimento perché oltre ad essere quell’attore che tutti riconosciamo era anche un compagno corretto, un amico fedele e un’anima veramente nobile. Ogni giorno il nostro incontro in teatro, mai toto-fabrizi1prima delle 13 (Totò era più nottambulo che mattiniero, mentre io pur rincasando tardi mi svegliavo presto; lui arrivava fresco fresco, leggero leggero, ed io che avevo già sforchettato, pesantino pesantino, dovevo ricorrere a doppi caffè antipennichellistici), dicevo, il nostro incontro avveniva sempre con un abbraccio sinceramente affettuoso e due bacetti, uno di qua, uno di là. Nel breve tempo che ci preparavamo per la scena da girare, c’era il solito scambio informativo a base di « come te senti? », « hai dormito? » e altre domandine e relative rispostine personali. Arrivati davanti alla macchina da presa, cominciavamo l’allegro gioco della recitazione prevalentemente estemporanea che per noi era una cosa veramente dilettevole. C’era soltanto un inconveniente, che diventando spettatori di noi stessi ci capitava frequentemente di non poter andare più avanti per il troppo ridere.
Il guaio, però, era che la cosa non finiva lì poiché bastava una battuta nuova, un gesto impreveduto, una reazione inaspettata per dover interrompere nuovamente il dialogo con disappunto di noi stessi che, pur lieti e felici per il divertimento nostro e dei presenti, ci davamo complimentosamente la colpa l’un con l’altro. Se il regista, visti gli inutili tentativi di sottrarci a queste crisi di fanciullesca irresponsabile ilarità, proponeva di girare due primi piani in controcampo, per utilizzare i pezzi buoni, noi ci impegnavamo solennemente di farla per l’ultima volta senza interruzione, come si addice a due professionisti seri e consapevoli del costo della pellicola.Però, non convinti di quanto promettevamo, scoppiavamo in una irrefrenabile risata, cercavamo di giustificare all’attonito regista che il nuovo attacco era soltanto uno sfogo per scaricarci da ogni eventuale pericolo di ricaduta. Tuttavia, prima di girare cercavamo di rattristarci nominando la nostra ,età, le nostre tasse e, se in quei giorni era avvenuta la dolorosa scomparsa di un nostro amico, mancato all’affetto dei suoi cari, ricorrevamo anche a questo luttuoso freno. Ma dopo un’espressione di concentrato cordoglio, purtroppo sbottavamo vergognosamente a ridere prima del ciak”. I due attori  girarono insieme 5 film: “Guardie e Ladri” del 1951, “Una di quelle” del 1953, “I Tartassati” del 1959, “Totò, Fabrizi ed i giovani d’oggi” del 1960 e “Totò contro i quattro” del 1963. Anche Liliana de Curtis ha raccontato che “Fabrizi era l’unico attore che Totò frequentava nella vita privata. Ci fu un periodo che veniva quasi tutte le sere a casa nostra, quando era ancora viva la nonna che passava pomeriggi interi a preparare da mangiare per tutti. Fabrizi era molto scherzoso e divertente e papà lo stava ad ascoltare fino a tardi e rideva come un bambino”.

Pure Monicelli e Steno hanno descritto, più volte, lo stupendo rapporto che c’era tra i due, capaci di divertirsi anche durante le riprese fino al punto di dover interrompere alcune scene “perché i due attori scoppiavano improvvisamente a ridere”. Per Steno, però: “Erano duetti di due leoni. Ogni tanto, quando uno si sentiva sopraffatto dall’altro, cavava fuori le sue astuzie di grande attore. Così Totò fregava Fabrizi con una battuta imprevista e Fabrizi fregava Totò mettendosi a ridere e interrompendogli la scena”. Successe nella scena de I tartassati ambientata in una stanza di ospedale. Bellissimo il ricordo di Lella Fabrizi, che in quel film faceva la parte dell’infermiera: “Non riuscivamo mai a terminare perché eravamo letteralmente travolti dalle risate, La pancia di mio fratello ballonzolava sotto le lenzuola, mentre Totò, scatenato come uno scugnizzo, ne inventava una al minuto. Alla fine, eravamo alla trentaseiesima ripresa, non ce la feci più, oppressa anche dalla mia mole già notevole e lo supplicai di smetterla”. Due caratteri, due comicità, due mondi diversi che si incontrano, anche a tavola.. E leggendo i versi della bellissima poesia di Aldo Fabrizi “Spaghetti alla Poverella”, il ricordo va agli “Spaghetti alla Puverielle” piatto povero della Napoli del dopoguerra quando con un po’ di pasta, un pizzico di sugna e un uovo si rendeva saporita una cena nelle case delle famiglie meno abbienti.

Ieri dar friggidere, ch’ho svotato pe’ daje ‘na sbrinata, c’è sortito un pezzo de guanciale rancichito, ‘na crosta de formaggio smozzicato, ‘na ciotola de strutto congelato, du’ fette de presciutto inseccolito, un ciuffo de basilico appassito, e un pommidoro mezzo magagnato.
Voi buttavate tutto alla monnezza, ma io ch’ho combattuto cor bisogno ciò fatto «er sugo de la fanciullezza. Un sugo cor sapore rancichetto, che m’ha portato indietro come un sogno ar tempo bello ch’ero poveretto”.